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  • Assisi, una Scuola per costruire la Pace

    (GabriellaDeboraGiorgione ) – Uno scatto di creatività per attuare la rivoluzione non violenta della pace.

    Questa, in sintesi, lo stimolo lanciato ai giovani partecipanti alla Summer School “Building future on peace”, in corso di svolgimento ad Assisi e organizzata dall’Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con Azione cattolica italiana, Caritas italiana, Focsiv e Missio e che ha ottenuto l’alto patrocinio del Parlamento europeo e il patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, della Provincia di Perugia, della Città di Assisi e del Forum di etica civile.

    Accogliere la ricchezza della diversità e promuovere la cultura dell’incontro sono condizioni imprescindibili per costruire la pace: con questa convinzione che si fa impegno nasce la proposta della Summer School, una vera e propria “scuola di pace” che parla in particolar modo a giovani, studenti, insegnanti, educatori, formatori, società civile, ONG, organizzazioni Non Profit, amministratori locali.

    A aprire il lavori, Michele Ulisse D’Avino, Direttore dell’Istituto Toniolo: <Abbiamo voluto questa Scuola per dare ragione del nostro diritto-dovere di cittadinanza in più dimensioni: appartenenza alla città di Dio e appartenenza alla città dell’uomo come possibilità di generare una nuova forma della civile convivenza. Una cittadinanza senza confini, patria di un’umanità che accoglie, promuove la dignità di ogni essere umano e costruisce un futuro più giusto per tutti. La medaglia del Presidente della Repubblica – ha concluso D’Avino – ci carica della responsabilità di essere testimoni di un cambiamento possibile a partire dalla traduzione in stile di vita quotidiano dei principi della giustizia e della pace>.

    Per il Vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino <E’ proprio ad Assisi, città della pace e dell’incontro tra le religioni che lanciano un comune impegno per la pace nel mondo. Il primo esercizio per riuscirci è sull’esempio di San Francesco spogliarsi di sé per abbracciare l’altro>.

    <L’Europa non deve avere paura del futuro e impegnarsi a sostituire la cultura dello scarto con quella dell’accoglienza>, ho sostenuto Donatella Porzi, Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria, possono esserci né democrazia, né diritti, né sviluppo economico. La pace ne è condizione e, al contempo, anche il prodotto>.

    Paolo Beccegato, Vicedirettore di Caritas Italiana, intervenendo ai lavori della prima giornata ha delineato il quadro geo politico del nostro tempo attraverso 5 binomi: <Guerra e povertà, guerra e degrado ambientale, guerra e speculazioni finanziarie, guerra e cibo, guerra e mercato delle armi> ed ha rilanciato le prospettive di impegno, a partire dal ruolo dell’ONU e dell’UE per costruire localmente e globalmente la pace. <Il ruolo della Chiesa – ha poi concluso Beccegato – e di tutta la società civile è quello di un impegno educativo forte e di scelte concrete di stile di vita>.

    <Le grandi conquiste di umanesimo della storia moderna sono sempre partite da cittadini attivi che hanno fatto resistenza contro l’indifferenza e le ingiustizie diffuse – ha affermato Sandro Calvani, della Mae Fah Luang Foundation Thailandia – I cristiani che non sono testimoni quotidiani di misericordia prendono in giro se stessi, rendono i sacramenti come il battesimo, l’eucaristia, la cresima, una frode tollerata, una grande commedia, e soprattutto rendono se stessi infelici. Per cambiare idea basta provare a cambiare vita impegnandosi nella condivisione del proprio tempo e dei propri soldi con chi è più sfortunato.

    Intensa la chiusura di Don Tonio Dell’Olio, Presidente di Pro Civitate Christiana, che ha esplorato il vocabolario della pace a partire da “giustizia” e “perdono”. Occorre – ha concluso Don Tonio – compiere scelte concrete di giustizia ed assumere uno stile relazionale aperto al perdono.